Dal caos di Carrie al minimalismo di Natasha: la moda vuole tornare agli anni ’90

Ecco perché la rivincita del minimalismo è il vero trend del 2026

Siamo sincere tra noi: chi è che guardando Sex and the City per la prima volta non si è innamorata perdutamente della collezione di Manolo e di Baguette di Carrie Bradshaw? Io sì, follemente, e per anni ho costruito il mio guardaroba mattone dopo mattone pensando solo a collezionare pezzi folli: gonne di paillettes, scarpe scomodissime messe forse due volte e borse minuscole che adorerei poter sfoggiare per tutta la città ma che, realisticamente, contengono a malapena le chiavi di casa e il portacarte, figurarsi il telefono che man mano diventa sempre più simile a un iPad che al mio primo Nokia 3310 ereditato.

Ora probabilmente la vostra mente vi porta a immaginarvi un armadio colmo di capi interessanti, una collezione da vera fashion victim, ma la verità è che, sebbene i video di decluttering mi abbiano motivata a fare un po’ d’ordine nel caos del mio stile e anche della mia vita, spesso mi ritrovo ad avere una montagna di vestiti che non dialogano tra loro, insomma poco versatili, e sicuramente, ma proprio certamente, inadatti al vero trend del 2026: il minimalismo anni ‘90. 
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Dal maximalismo all’estetica del quiet luxury

E ora capiamoci, non è che dobbiamo per forza seguire tutte le tendenze, non siamo quel tipo di ragazze, figuriamoci, però questo è uno di quei trend che stuzzica la mia attenzione per dei motivi molto chiari e anche molto razionali. Il minimalismo anni ‘90, infatti, risolve una quantità di problemi incredibili (first world problems, sia chiaro), quali:

 

  • avere sempre qualcosa da mettersi la mattina quando si è in ritardo, ovvero sempre;
  • poter combinare tutti i capi tra loro senza cadere nel rischio di sembrare uscite dal carnevale di Rio;
  • e poi, sembrare costantemente elegantissime, delle clean girl con la vita in ordine. 

 

Insomma, sembrare proprio come Natasha Naginsky, la ex di Big, che Carrie trovava tanto odiosa, ma che in fondo un po’ invidiava forse proprio perché emanava tutto questo.

 

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E la moda, quest’anno, è proprio come Carrie. Dopo un lungo, infinito, forse estenuante periodo di maximalismo, stampe crazy, giochi di layering impossibili, quest’anno bussa alle ante dei nostri armadi chiedendoci di fare un po’ di silenzio. Ce lo chiede sui social dove l’avvento della serie Love Story ha portato creator e influencer a ricreare solo look dall’estetica quiet luxury, ce lo chiede attraverso le passerelle dove il ritorno del nero sembra essere arrivato per restare, e ce lo chiede adirittura tramite il megafono di Pantone che ha scelto il Cloud Dancer come colore dell’anno, come per dirci “Vestitevi da panna montata e non da Hannah Montana”.

 

Sia chiaro, non è nulla di nuovo, né di “groundbreaking”, per citare una grande icona. La moda, come la storia, è ciclica, e il ritorno ai colori neutri, ai volumi e tagli minimal e al no logo non è assolutamente una novità, ma è una novità per le nuove generazioni che non hanno respirato il meglio degli anni ‘90. Ve lo dice una nata nel ‘96, che ha vissuto solo delle salopette di dubbio gusto e un’adolescenza già in pieno stile Y2K, che portano a far sì che ora, a un passo dai 30 anni, la voglia di minimalismo, ordine ed eleganza sia più forte che mai. E quindi sì, ora noi Zillenial e Gen Z siamo pronti a tornare a quegli anni, quantomeno in fatto di stile perché poi i social e le piattaforme di streaming ce li teniamo volentieri.
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Capi sartoriali, colori passepartout e tessuti easywear

Ma quindi, se proprio volessimo ispirarci a questo trend, che poi trend come abbiamo capito proprio non è, che dobbiamo metterci?

La parola d’ordine qui è “sartoriale”, non perché davvero dobbiamo farci realizzare i capi su misura, ma perché dobbiamo stare ben lontane dall’oversize (fatta eccezione per i blazer) e anche dai fit super skinny, preferendo invece delle linee morbide che scivolino bene sul nostro corpo. Proprio con lo stesso criterio scegliamo anche i colori: viva i bianchi, i grigi, i neri, i beige, ma non fermiamoci ai neutri accontentandoci di un armadio senza personalità e proviamo a inserire degli azzurri, magari perlati, o tonalità del rosa e del verde, purché “muted”. Insomma, non è che se non vi sta bene il nero non potete sentirvi una Natasha, posto il fatto che non sono un’armocromista e credo nella libera scelta.

E infine occhio ai materiali! La verità è che il minimalismo funziona proprio per la sua raffinatezza, per il suo sembrare elitario, quindi per farvi qualche esempio: l’abito scegliamolo in seta o in satin, il pantalone meglio che sia in un tessuto strutturato e la camicia in cotone rigido con un colletto che mantenga la piega e il rigore di questo trend.
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I capi che dovete assolutamente avere? Un blazer, un abito a sottoveste, pantaloni sartoriali o jeans straight leg, una camicia bianca, una gonna tubino sopra al ginocchio. Per scarpe e accessori mantenetevi semplici con tagli e colori evergreen. E ricordatevi: questi sono solo dei consigli: Carrie rimarrà sempre la ragazza che si è divertita di più in assoluto con il suo stile e che continuerà ad insegnarci come uscire dalla comfort zone senza avere paura. Ma riguardandola e pensando alla routine realistica che la maggior parte di noi vive, non posso fare a meno di chiedermi… non è che Natasha, in fondo, avesse capito tutto?

 

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Chiara Saibene Falsirollo, 29 anni, based in Milano ma ha vissuto l'infanzia tra Verona e Dar Es Salaam. È una Carrie Bradshaw moderna: una freelance editor e creator con la passione per la moda e storyteller di natura. Progetto più crazy mai fatto? Hosting del podcast "Vodcast Lemon" di iO Donna. Sogno nel cassetto? Rendere mondi apparentemente elitari accessibili a tutti attraverso i suoi contenuti.Chiara