Mi affascina sempre osservare quanto noi tre fratelli abbiamo idee e passioni così diverse, pur essendo cresciuti insieme divertendoci da matti. Poi metteteci mogli, mariti, figli, nipoti ed è un attimo andare in tilt. Il mio tallone d’Achille è la puntualità. Mi sveglio presto per non tradire il rito della corsetta di Natale. Rientro, doccia, colazione light e a quel punto dovrei stare a cavallo, perché, per non agitare troppo la “ragazzina” di casa (nostra madre, 99 anni a marzo), da qualche anno andiamo fuori a pranzo. Invece quello è il momento più pericoloso, il fit check prima di uscire.
Di solito ragiono sul look natalizio già qualche tempo prima. Confesso che addirittura quelli in shortlist per il Natale mi astengo dal rivelarli in famiglia per non bruciarmi l’effetto ohhh, ma come stai beeeeneee e la sera prima tiro tutto fuori dall’armadio per potermi vestire l’indomani in un lampo.
Beh, due volte su tre, qualcosa va storto, chessò una minuscola macchiolina sul polsino della camicia, mai notata prima e adesso invece sì. O, banalmente, il collant nuovo di pacca che si smaglia per colpa del mio anello a forma di delfino danzante tra le onde. E se non è una questione di vestiti, è un attimo perdersi nel rispondere agli auguri degli amici e fare tardi. A quel punto mi affanno (inutilmente) a recuperare il tempo perduto e, mentre guido verso il ristorante, prego che qualcosa di simile sia successo anche agli altri.
A volte le mie invocazioni vengono esaudite; se non capita, allora tocca mettere a punto una contromossa. Innanzitutto, avvisare così chi è già lì si mette l’animo in pace e, se possibile, far sì che ai membri più puntuali venga servita nell’attesa una buona bollicina per stemperare il comprensibile fastidio. All’arrivo, le scuse (sincere!) sono di rigore e subito dopo va studiata la sala per capire il posto più scomodo, freddo, trafficato e offrirsi di occuparlo per compensare il fallo.